Non smetteremo di ripeterlo, dietro la funzionalità di ogni ospedale, scuola, ufficio o aeroporto, c’è un’economia silenziosa che non si ferma mai. È il mondo dei servizi e del facility management, un comparto strategico che oggi chiede a gran voce di uscire dall’ombra dell’invisibilità istituzionale.A seguito dell’incontro organizzato da ANIP-Confindustria lo scorso febbraio a Roma, il dibattito resta più acceso che mai: non possiamo più permetterci di considerare i servizi essenziali come un semplice costo da comprimere.
🔍 I numeri di una sfida strutturale:
• Motore dell’occupazione: Oltre il 60% delle nuove assunzioni in Italia appartiene al settore dei servizi.
• Margini al limite: Con un costo del lavoro che incide per l’80%, i margini utili delle imprese sono scesi sotto il 5% a causa di appalti fermi da anni.
• Gap generazionale: Nonostante il 97% dei contratti sia a tempo indeterminato, gli under 30 sono meno del 10%. La sfida è rendere questo settore attrattivo per i giovani attraverso la digitalizzazione e la sostenibilità.
💡 La visione di ANIP-ConfindustriaCome sottolineato dal Presidente Angelo Volpe, il lavoro nei servizi è un investimento sociale, non un capitolo di spesa residuale. La qualità di un servizio genera valore reale in termini di salute, sicurezza e benessere collettivo.Cosa serve oggi?
1. Revisione automatica dei canoni per adeguarli all’inflazione e ai costi contrattuali.
2. Un Codice degli Appalti specifico per i servizi, che superi la logica del massimo ribasso.
3. Più formazione (attualmente ferma a 4 ore medie annue contro le 6 europee) per governare robotica e gestione digitale.È tempo di cambiare prospettiva: passare dal concetto di “servizio come spesa” a quello di “servizio come infrastruttura del vivere quotidiano”.
👉 Cosa ne pensate? È possibile garantire qualità e dignità del lavoro senza una riforma profonda del sistema degli appalti?


